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Archivio del Comune di Pavia-parte antica | Archivio Storico Civico Pavia

Archivio del Comune di Pavia-parte antica (0891 - 1796)

Archivio

960 unità archivistiche collegate (totale del complesso)

Metri lineari: 138.0

Consistenza: 960 pezzi, tra buste, registri, volumi, pergamene

Abstract:

Questo inventario nasce dalla revisione dello strumento realizzato nel quadro del Progetto Archidata. Gli archivisti responsabili del lavoro di revisione hanno proceduto alla uniformazione esclusivamente dei dati inseriti nelle schede unità archivistiche dell'applicativo Archimista e non hanno svolto un'attività di revisione dei contenuti rilevati dagli operatori di Archidata. L'impianto quindi è quello conferito all'inventario realizzato nel 1990, così come l'individuazione del titolario e delle serie archivistiche. L'unità archivistica corrisponde all'unità di condizionamento, cioè la busta-pacco e non ai fascicoli.

L'Archivio è composto da 960 unità archivistiche (buste, registri, volumi, pergamene) suddivisi per argomento e contenenti ciascuno da 300 a 1.000 carte ca. Appartengono inoltre all'Archivio comunale parte antica 173 registri, cartacei e pergamenacei, 10 buste denominati “Fuori serie” e 329 pergamene. Sono ancora depositati e conservati presso l'Archivio di Stato di Pavia 30 buste relative alla corrispondenza fra gli abbati e l'Oratore in Milano, 8 buste appartenenti al Consiglio generale e 65 buste relative al Tribunale di provvisione.

Storia archivistica:

L'istituzione dell'Archivio storico civico si deve all'opera di monsignor Rodolfo Maiocchi, storico pavese e conservatore del Museo civico dal 1894 al 1905, che riuscì ad ottenere dalla Giunta municipale il trasferimento, in due momenti diversi, nel 1895 e nel 1903, della sezione antica sino al 1815, da palazzo Mezzabarba all'attuale sede di palazzo Malaspina (Biblioteca civica “Carlo Bonetta”).
Anticamente l'Archivio era conservato nella “sacristia” dell'antico Duomo, incorporato nel broletto del palazzo vescovile e poi comunale, con un custode detto “sacrista”.
Gli statuti pavesi “De regimine potestatis …” redatti nel 1393 stabiliscono esplicitamente le norme per la formazione e custodia dell'archivio, dandone una sommaria descrizione. All'art. 8 si prescrive che il podestà, gli amministratori, i notai e i funzionari del Comune siano obbligati a consegnare agli ufficiali della ragioneria, detti “rationatores”, e al custode dell'archivio tutte le loro scritture. Si precisa inoltre che durante il passaggio di consegna fra custodi venga redatto un atto pubblico alla presenza della maggioranza dei dodici sapienti. All'art. 43 si ordina una trascrizione in un libro “pulcrarum chartarum et bonae litterae”, per mano di un notaio, delle pergamene contenenti gli antichi privilegi, per evitare la continua consultazione degli originali.
L'Archivio subì diversi danneggiamenti e smembramenti nel corso dei secoli, a partire dal sacco di Facino Cane nel 1410; in seguito nel 1498 il duca Ludovico Sforza diede facoltà ai cronisti Tristano Calchi e Bernardino Corio “perché i privilegi, gli istromenti, gli annali e le altre scritture dell'archivio di questa città ispezionino”, concedendo che il detto materiale venisse trasportato a Milano. Ulteriori dispersioni si sono verificate durante l'assedio del 1527 e nel 1707, quando il principe Eugenio di Savoia fece asportare le carte del contado pavese ceduto al Piemonte.
Significativa fu l'opera del letterato Siro Comi, nominato nel 1786 ordinatore dell'Archivio della Congregazione e in carica, salvo brevi intervalli, sino al 1803. L'archivista, seguendo il metodo caro alla cultura illuministica, suddivise le carte in filze ed assemblò in ordine cronologico tutti i documenti relativi ad una materia, indipendentemente dall'ufficio di provenienza dei documenti medesimi. Quasi tutte le carte dell'Archivio comunale-parte antica recano in alto a sinistra il regesto e molto spesso sono accompagnate da un vero e proprio inventario analitico.
Gli subentrò nell'incarico l'archivista Visconti che, in base al decreto dell'8 giugno 1805, ebbe l'incombenza di riordinare l'archivio corrente, suddividendolo per materie. Dal 1812 al 1820 sei casse di scritture pubbliche ed amministrative dovettero essere spedite all'Archivio di Stato di Milano. Nel 1834 la Congregazione municipale incaricò il nobile Vincenzo Beccaria del riordino dell'archivio, facendo separare le carte antiche, “ora conservate in un ambiente particolare”, da quelle dell'archivio corrente.
La preoccupazione di conservare correttamente i documenti più antichi spinse la Congregazione a versare “temporaneamente” all'Archivio notarile gli atti del Tribunale di provvisione (1500-1786), ancora oggi conservati presso l'Archivio di Stato di Pavia, dopo averne compilato un indice – inventario.
Nel 1858 l'Amministrazione municipale incaricò il canonico Pietro Terenzio di un ulteriore ordinamento; lo studioso e storico locale se ne occupò con solerzia, ma “introducendo altri criteri, quindi scompaginando gli ordinamenti anteriori, senza venire a capo del nuovo”. Nel 1877 le pergamene comunali vennero trasportate al Museo civico di storia patria e l'anno seguente fu nominato il nuovo archivista, don Cesare Prelini. La sua opera consistette nel riordinare “i fasci degli istromenti dal 1401 al 1798, scrivendone il catalogo; raccogliere insieme le lettere ducali, i paratici, le cartelle del campanile, delle fiere e gli atti del Consiglio di provvisione”.
All'opera di Rodolfo Maiocchi si deve la sostanziale e definitiva sistemazione delle carte dell'Archivio comunale. Si può ipotizzare che, seguendo e mantenendo l'ordinamento del Comi, egli abbia sciolto le filze formando l'attuale struttura degli 844 pacchi (buste) che compongono l'archivio. Redasse inoltre un repertorio sommario che definì “inventario analitico”(1). L'inventario riporta sul lato sinistro il numero del pacco, seguito dal contenuto e dagli estremi cronologici. Il lavoro del Maiocchi termina al pacco 781. Il successore, Leopoldo Fontana completò l'opera per i pacchi successivi nn. 782 – 844, arrivando sino alla fine del periodo francese e segnalando in modo più dettagliato il contenuto.
Durante la sua trentennale attività, Renato Soriga (1910-1939), direttore del Museo civico di storia patria, oltre ad acquisire importantissimi fondi archivistici privati, compilò numerosi inventari, nel tentativo di definire un quadro completo di tutto il patrimonio archivistico. Nel giugno 1940 i materiali bibliografici più preziosi furono trasportati nella camera corazzata della Banca Popolare di Novara mentre altri materiali del Museo, cioè libri e documenti, furono trasportati nella cripta del Duomo, nella villa della famiglia Nocca a Linarolo e nei rifugi sotterranei di palazzo Mezzabarba.
L'ultimo intervento di inventariazione, avvenuto nel 1990, all'interno del progetto Archidata, non ha modificato la struttura originale dell'Archivio. Dell'inventario Maiocchi sono stati presi in considerazione i pacchi (buste) contenenti documenti anteriori al 1796. A questi ne sono stati aggiunti altri detti “Fuori serie”, i registri di cui si è detto, le pergamene, 73 pacchi (buste) e 30 volumi di corrispondenza depositati presso l'Archivio di Stato di Pavia.
Nel 2016, all'interno del progetto di …………………………………………………………..L’Archivio storico civico ha recuperato la banca dati informatica realtiva al fondo dati e gli inventari cartacei relativi ad alcuni fondi, trasferendola nel software Archimista. La revisione ha
Nel dettaglio, sono state effettuate le seguenti operazioni: consultazione e aggiornamento della bibliografia di riferimento; realizzazione delle schede di: Soggetto produttore, Complesso archivistico, Serie, Unità archivistiche.
E' stata effettuata la normalizzazione delle unità archivistiche compilando i campi:
tipologia (ove non presente);
titolo (ove non presente);
estremi cronologici;
contenuto;
segnatura archivistica;
segnature precedenti;
descrizione fisica.
Le banche dati inventariali sono state realizzate con Archimista web allo scopo di essere pubblicate sul sito istituzionale del Sistema Bibliotecario.

1. Cfr R.Maiocchi, “Nota dei pacchi che si sono formati colle carte del vecchio Archivio Comunale (dal secolo XIII al principio del secolo XIX) trasportato dalla sede degli uffici comunali a quella del Civico Museo di Storia Patria sulla fine del marzo 1903, con sommaria indicazione del loro contenuto”

Lingua della documentazione:

  • lat
  • fre
  • spa

Collegamenti:

  • http://biblioteche.comune.pv.it ()
  • http://www.archiviodistatopavia.beniculturali.it/ ()

Codici identificativi:

  • MIBA003555 (PLAIN) | Annotazioni: Verificato il 18/10/2013

Condizione di accesso: accessibile previa autorizzazione

Condizione di riproduzione: a pagamento

Stato di conservazione: buono

Soggetti conservatori

Soggetti produttori

Progetti

Fonti

  • Catalogo manoscritti = Xenio Toscani, Catalogo dei mansocritti della Bilbioteca civica "Bonetta", Tipografia del libro, 1973
  • Inventario sommario = Consorzio Teledata, Pavia. Archivio comunale (891-1796), 1990
  • Storia di Pavia = Società pavese di storia patria, Storia di Pavia - Volumi II, III, IV, 1990

Compilatori

  • Revisione: Mara Pozzi (responsabile scientifico)