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Ufficio di notizie per le famiglie dei militari di terra e di mare | Archivio Storico Civico Pavia

Ufficio di notizie per le famiglie dei militari di terra e di mare (1915 - 1919)

Archivio

10.000 unità archivistiche collegate (totale del complesso)

1. L'archivio
Al momento del rinvenimento presso i Musei Civici di Pavia si era pensato che questo materiale documentario potesse riferirsi allo schedario degli Ospedali di Riserva organizzati a Pavia durante la Prima Guerra Mondiale e che quindi avesse principalmente carattere sanitario. A seguito di un'analisi più approfondita, si è fatta strada la convinzione che non fossero le schede degli Ospedali, ma dello schedario dell’Ufficio di notizie per le famiglie dei militari di terra e di mare relativo al territorio di Pavia. Questa ipotesi è stata confermata dal rinvenimento del timbro di tale Ufficio su alcune schede dei militari e corroborata dal tipo di dati, essenzialmente mirati a fornire informazioni di natura generale sui militari al fronte. Anche la lettura della bibliografia di riferimento,_ Pavia in grigio-verde_ di Augusto Vivanti, ha confermato l'esistenza di un_ Ufficio di notizie per le famiglie dei militari_ a Pavia con sede presso la Congregazione di Carità in via Orfanotrofio. La struttura, attraverso la corrispondenza con gli Ospedali da Campo e i Reparti al fronte, redigeva delle schede personali che riportavano le notizie sui soldati. Questo schedario, organizzato a Pavia sotto la responsabilità del professor Filippo Salveraglio, nel 1919, venne consegnato al Civico Museo dove è stato conservato fino al 2014.

L’attività dell’Ufficio era totalmente demandata a persone, in grande maggioranza donne, che offrivano spontaneamente il proprio aiuto. Ciò ha portato ad una redazione delle schede molto disomogenea, dovuta evidentemente al diverso grado di istruzione delle persone coinvolte. È infatti possibile trovare nelle cartoline schedate errori nella compilazione dei nomi dei militari, delle città e paesi di provenienza oppure delle malattie.

Pavia “sede di Cliniche di alta risonanza, dirette da illustri maestri, dotata di edifici pubblici che si potevano prontamente trasformare in infermerie, entrerà nel piano di mobilitazione sanitaria nazionale con la destinazione di «città ospedaliera»” (1).
In tutta l’Italia edifici pubblici e privati vengono attrezzati per essere utilizzati quali Ospedali, le cartoline restituiscono un panorama completo dell’Italia che dalle zone di Guerra del nord al profondo sud si impegna a gestire l’emergenza sanitaria.
Compaiono così le scuole riconvertite a Milano, Padova, Bologna, Roma, Lecce, Bari, gli alberghi a Genova, Milano, Venezia, Sanremo, Brindisi, i Seminari a Casale Monferrato, Volterra, Cremona, Verona, Ascoli Piceno, le caserme a Cividale, Torino, Rovigo ma anche a Milano la Banca Commerciale Italiana, a Grenoble l’Ospedale Militare italiano, a Bergamo il “Banco Sete” (così detto perché collocato nei locali del mercato della seta) e a Senigallia lo Stabilimento Bagni.
Gli Ospedali di Riserva desunti dalle schede analizzate dell’area pavese sono i seguenti, a Pavia:
istituto tecnico Bordoni,
collegio Borromeo,
collegio Cairoli,
scuola Carducci,
scuola Casorati,
stabilimento Cines Seta,
Croce Rossa Italiana,
collegio Ghislieri,
Ospedale Mondino,
palazzo Olevano,
stabilimento Pacchetti,
pio albergo Pertusati,
Infermeria di Presidio,
Ospedale San Matteo,
collegio Sant’Agostino,
Seminario Vescovile,
istituto Senatore,
istituto Sordomuti,
a Vigevano: Seminario Vescovile e Ospedale Civile; a Voghera: Scuola Agraria, Convitto Nazionale, Scuole Vecchie, Scuole Nuove; e poi a Belgioioso, Broni, Casteggio, Mortara, Retorbido e Stradella.

Nonostante gli Ospedali di Riserva dell’area pavese siano stati durante la guerra utilizzati sia dai militari che dai civili nelle cartoline visionate compaiono solo pochi casi di operai che sono stati curati presso queste strutture, per ferite, per influenza e per sospetto di avvelenamento.
La grande maggioranza dei militi sottoposti alle cure sono originari della città di Pavia e della provincia, con una grande percentuale della Lomellina, gli altri provenivano da tutta l’Italia con una presenza massiccia del nord e del centro del Paese.
Sono ovviamente presenti in percentuale maggiore le schede dei soldati ma compaiono anche i gradi di capitano, caporale, caporalmaggiore, sergente, sergente maggiore, maresciallo, sottotenente e tenente; alcune cartoline si riferiscono a carabinieri e guardie di finanza.
Gli anni di nascita sono compresi tra il 1853 e il 1900.

Relativamente alle patologie sono molto presenti malattie da raffreddamento, con catarri bronchiali, pleuriti, polmoniti, reumatismi; congelamenti, soprattutto degli arti inferiori, in alcuni casi seguiti da amputazioni; febbri gastro-reumatiche ed intestinali, gastriti, itteriti, enteriti, otiti, cardiopatie ma anche tenia, scabbia, malaria, tifo. Per quanto riguarda le lesioni traumatiche sono massimamente riferibili a ferite di arma da fuoco (proiettili, schrapnel, granate, mine); ma anche contusioni, distorsioni e fratture. Sono anche presenti casi di alienazione mentale.
In alcune schede viene anche specificato il luogo in cui è avvenuto lo scontro che ha portato al ferimento, in questo modo si possono ricostruire i luoghi e, spesso, le date della battaglie, le più presenti sono quelle di San Michele del Carso, Monte Meatta, Monte Mrzli, Monte Sabatino, San Martino del Carso.
Una parte cospicua dei militari è data per dispersa, sporadicamente li si è ritrovati nelle schede dei prigionieri di guerra. Nell’anno 1918 e poi nel 1919 molti militari sono colpiti da influenza, probabilmente i prodromi dell’epidemia di “Spagnola” che tanti morti produsse nel mondo intero.
L’anno nel quale paiono più presenti i ricoveri è il 1916, subito dopo seguito dal 1917 e dal 1915.

Dalle cartoline analizzate non si è potuta attribuire una differenziazione specifica tra le schede di colore diverso, la diversità in questo caso è stata rilevata solo per quanto riguarda le schede dei militari internati nei campi di prigionia. Sulle cartoline prestampate sono infatti presenti alcuni campi comuni: nome e cognome del militare, paternità, anno di nascita, numero di matricola, arma, reggimento e compagnia di appartenenza, domicilio. Le schede si diversificano solo nella parte finale dove in quelle dei prigionieri sotto alla scritta “Kriegsgefangenenlager” vengono elencati i campi di prigionia con indicazione della città e della nazione di appartenenza (essenzialmente Austria, Germania, Ungheria), mentre in quelle dei soldati ammalati sono elencati i luoghi di ricovero e le patologie riscontrate.

2. Note metodologiche
Per la schedatura è stato utilizzato il software Archimista, applicativo per l'inventariazione archivistica sviluppato da Codex e messo gratuitamente a disposizione da Regione Lombardia.
Per i criteri metodologici di compilazione della presente schedatura si è fatto riferimento alle norme ISAD (International Standard Archival Description) e alle norme ISAAR (International Standard Archival Authority Record).
Sarà possibile interrogare l’inventario utilizzando diversi parametri di ricerca (ad es. nome del soldato, luogo di dimora, campo di prigionia, etc).

La schedatura si riferisce alle prime 10.000 unità del fondo documentario trasferito nel novembre 2014 presso l’Archivio storico civico Bonetta di Pavia. In questa prima fase sono state schedate parte delle lettere A, B, C, E, F, G.

Per la descrizione delle unità archivistiche sono stati utilizzati i seguenti elementi:
- numero di scheda attribuito automaticamente dall'applicativo Archimista;
- titolo cognome e nome del militare, nei casi di omonimia è stato indicato il patronimico;
- estremi cronologici segnalazione dell’anno o degli anni relativi ai periodi di ospedalizzazione dei militari, di prigionia o dispersione;
- contenuto si sono riportati i dati essenziali della cartolina
• classe
• grado
• matricola
• arma – reggimento
• compagnia
• domicilio
• luogo di ricovero: nei casi degli ospedali di riserva di Pavia è stato indicato solamente il nome proprio dell’ente
• motivo del ricovero
• campo di prigionia
- note commenti e integrazioni necessari a completare la descrizione inventariale tra cui, quando presenti, indicazioni della data del ferimento o del decesso, luogo del ferimento, dispersioni, rimandi a schede contenenti analogie alcune volte riconducibili alla medesima persona, riferimenti al periodo di prigionia.

1. _ Pavia in grigio-verde_ di Augusto Vivanti.

marzo 2015

Nota dell'archivista:

La parentesi quadra è stata utilizzata in caso di ipotesi relative alla difficile lettura delle grafie e nel caso di scioglimenti di sigle e abbreviazioni. Si sono mantenute le incertezze dei compilatori ponendo tra virgolette sia i punti interrogativi segnalati all'interno delle schede che l'onomastica e toponomastica di incerta attribuzione.

Soggetti conservatori

Soggetti produttori

Progetti

Fonti

  • Pavia grigio-verde = Augusto Vivanti, Pavia in grigio-verde, Boerchio, 1968

Compilatori

  • Schedatura: Caterina Antonioni (archivista)
  • Schedatura: Mara Pozzi (archivista)
  • Schedatura: Susanna Sora (archivista)